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DIetro le tre celebri torri Winkler (2800), Stabeler (2805) e Delago (2790), separate da queste dalla Winklerscharte (2650) si alzano tre torri piú corpose, la Est (Ostturm, 2813), Principale (Hauptturm, 2821) e Nord (Nordturm, 2810).
Il presente panorama si riferisce a quest'ultima, scalata per la prima volta da Stabeler e Helversen nel 1892, ossia cinque anni dopo il celebre exploit del diciassettenne Georg Winkler da Monaco, che il 17 settembre del 1887 effettuò in solitaria la prima salita dell'omonima torre - un anno prima di scomparire sul Weisshorn del Vallese.
Quandi ci si trova in questi posti, non si può non pensare a Tita Piaz, il "Diavolo delle Dolomiti" che si impose all'attenzione del mondo alpinistico con una sensazionale via sull'ultima propaggine NE del Catinaccio, da lui battezzata Punta Emma (in onore della lavapiatti del Rifugio Vaiolet, che sta lí a due passi). Quando morí a 41 anni la moglie, che aveva in gestione il detto rifugio, gli fu fatto l'affronto di passare la gestione non a lui (personaggio spesso scomodo...) bensí ad un altro, e allora lui per tutta risposta edificò lí di fronte (sul margine di quelle Porte Neigre che un tempo erano ritenute il confine fra il mondo degli alpeggi e quello delle streghe) un rifugio che intitolò al suo grande amico, anche un po' rivale, Paul Preuss.
400 metri piú in alto, su al Gartl, proprio sotto le tre torri piú famose, fece edificare un rifugio intitolato al re Alberto I dei Belgi, che era stato spesso suo compagno di scalata. Re Alberto bazzicava molto per le Dolomiti, cosí possiamo dire che anche l'ultima regina d'Italia, sua figlia Maria José del Belgio (la "regina di maggio") abbia una qualche connessione montanara... Dopo i precedenti di Elena del Montenegro, nata e cresciuta a Cetinje, il paesino-capitale sperduto fra i monti del Lovcen, e dopo Margherita di Savoia, che vanta fra l'altro un rifugio in cima al Monte Rosa e una cima (la piú alta) nel Ruwenzori, in Africa.
Se re Alberto morí durante una scalata di allenamento cadendo da una roccia nelle Ardenne, non meno "banale" fu la morte di Tita Piaz: sbatté la testa contro la fontana del suo paese, dopo che si erano rotti i freni della sua inseparabile bicicletta sulla quale è ritratto in diverse celebri foto. Tentarono in tutti i modi di rianimarlo all'ospedale di Bolzano (città nella quale, solo quattro anni prima, aveva passato nove mesi nelle prigioni delle SS tedesche), ma non ci fu nulla da fare.
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